Il mare come metafora del mutamento
Il mare è una realtà, e allo stesso tempo un concetto, che rimanda a un mutamento continuo, a un incessante movimento.
Pochi sono i punti di riferimento (ciò che si riesce a vedere e riconoscere a terra oppure le stelle), e molte sono le perturbazioni (il vento e la corrente).
Tracciando una rotta desiderata si deve sempre tener presente ciò che muta e ciò che rappresenta un rilevamento stabile.
E questo vale sia per la navigazione che per il vivere.
Non possiamo fare nulla per cambiare l’intensità e la direzione del vento o della corrente, ma possiamo utilizzare le nostre conoscenze e la nostra esperienza per regolare al meglio possibile le vele e il governo del timone, anche in condizioni avverse.
In un gioco che ha dentro la rotta di massima e i pochi punti fermi, a dispetto delle continue correzioni e variazioni.
Un oscillare continuo tra indeterminazione e conoscenza, senza il prevalere dell’una sull’altra, e con uno sguardo allo stesso tempo poetico e tecnico.
Ciò che avviene dopo, quale che sia, non ha più importanza, perché non dipende più da noi, e questa è la bellezza del navigare.
Impegno, ma anche accettazione, allo stesso tempo.
Gli insegnamenti che restano
Tanti anni sono passati dal mio primo corso di vela a Caprera. Molti ricordi sono legati a quella settimana così intensa. Ma il più grande insegnamento che mi è rimasto è quello di un’istruttrice che ricordo molto severa e piuttosto burbera nel modo di porsi.
Al termine del corso ci disse più o meno le seguenti parole, che sono rimaste dentro di me come un seme:
“Se volete continuare a praticare questo sport, non sempre avrete la possibilità di esercitarvi sulla barca. Ma una cosa potete fare dovunque voi siate: fiutare la direzione del vento, meglio se riuscite a nominarlo e capire da quale quadrante della rosa dei venti proviene, con i suoi gradi approssimativi e la sua forza in nodi. Su questo calcolate l’angolo morto e le possibilità di manovra per cambiare direzione. E non dimenticate mai di esercitarvi con i nodi ovunque voi siate”.
Moltissimi anni dopo, nell’imminenza dell’esame pratico per conseguire la patente nautica, in tutt’altro contesto, non potendo esercitarci in mare per le restrizioni relative alla pandemia, l’istruttore ci fece provare tutte le manovre virtuali per il recupero dell’uomo a mare, camminando e muovendoci su un piazzale, dichiarando che tipo di manovra stessimo facendo in ogni momento, compresa la regolazione delle vele e il tipo di rotazione del timone, sempre rispetto ai parametri della direzione del vento e della posizione del fantoccio gettato per terra come uomo a mare.
Molto più semplicemente ora ho sempre l’abitudine di cercare di capire la provenienza del vento anche quando cammino in città, con l’invito a trasformare questa nostra passione in una sorta di essenza, con un continuo esercizio percettivo e mentale, come allenamento per quello che sarà successivamente l’aspetto pratico.
Una sorta di esercizio zen in cui non ci sia più bisogno di una barca e del mare per poter navigare. Noi stessi, entrando in una dimensione particolare della mente, diventiamo barca, mare e vento.
Sistema complesso e lettura simbolica
Tutto ciò che ho descritto può essere visto come un sistema altamente complesso, non lineare, in un equilibrio dinamico tra la relativa stabilità di una rotta desiderata e la continua mutevolezza dei fattori che accompagnano una navigazione.
E può essere letto in modo assolutamente realistico, ma anche, e forse soprattutto, simbolico.
Per quello che è l’apparente governo del nostro cammino visibile, una fotografia che ritragga una barca a vela sull’orizzonte riassume l’importanza di una direzione di massima: la rotta come meta desiderata da raggiungere con uno sguardo relativamente svincolato dalle contingenze, ma allo stesso tempo presente e attento alle variazioni di ciò che accade, con la conseguente capacità di oscillare in direzioni diverse.
Il nodo come senso dell’importanza ed imprescindibilità dei legami, e la vela come sistema propulsivo che cattura il vento, che va governato con umiltà e rispetto, ma anche senza paura, con decisione, come simbolo di una libertà che oscilla tra gioco del vento e capacità tecnica.
Mi piace molto la parola controvento e soprattutto l’immagine che evoca, oltre al suo senso profondo: significa sfruttare una forza apparentemente contraria a proprio vantaggio, attraverso alcuni semplici princìpi fisici.
Controvento: una filosofia di vita
Qualche riflessione “meta”. Nella vita è sicuramente importante avere una direzione di massima, che significa assecondare l’iniziale e naturale inclinazione ad essere-nel-mondo di ognuno. Ma gli eventi dell’esistenza sono continuamente mutevoli, spesso difficili, e bisogna conoscere quel difficile esercizio di mantenere la rotta anche controvento.
Potremmo chiamarlo un esercizio a seguire ciò che si sente autentico ed originale per sé, anche a costo di una sua non convenzionalità, e spesso non condivisibilità, effettuando successivi bordi di bolina, con la disponibilità di poter determinare un eventuale relativo spostamento di rotta.
La capacità di mantenere la rotta è un esercizio contro le avversità della vita.
Non possiamo modificare la tempesta, ma il nostro assetto per mantenere la direzione voluta, sì. Mantenendo la rotta con la contemporanea capacità di saper oscillare.
Quando le condizioni del mare sono avverse, non possiamo fare nulla per cambiarle. Possiamo solo rimanere saldi e, con le nostre conoscenze e il nostro coraggio, mantenere dritta la barra del timone e regolare bene le vele. Lo scopo principale è quello di resistere, ma possiamo anche sperare di poter utilizzare le forze della tempesta a nostro favore… il presunto nemico in questo caso diventa un inaspettato maestro.
E mi rendo conto di come l’esercizio della vela sia anche un esercizio a un modo di pensare, e mi riferisco ovviamente alle barche classiche e non a quelle moderne con gli alettoni, a mio modesto parere abominevoli.
Il vento come maestro
Questa riflessione è dedicata a tutte quelle persone che sono capaci di osservare e apprezzare un orizzonte e un vento sempre mutevoli. Persone che hanno uno sguardo oltre sulle cose, e qui voglio ricordare le parole del mitico velista olimpionico Agostino Straulino, detto il “Signore del vento”, di cui riporto questa bellissima frase:
“Non smettiamo mai di guardarlo, il vento: dobbiamo sapere da dove arriva, come cambia, cosa ci vuol dire con le onde. È come se tanti messaggi si intrecciassero insieme e noi dobbiamo ogni volta decifrarli. E l’umore del vento influenza quello del marinaio. Il marinaio è contento quando c’è il vento, si diverte, non aspetta altro. Ed è sempre lì che oscilla tra i limiti estremi della bonaccia e dell’uragano”.
Per finire una poesia di Gesualdo Bufalino.
Siamo sul nulla.
Ma qui l’orizzonte, … e,
vele lontane
La vita non sempre fa male
può stracciarti le vele
per regalarti
nell’ultimo naufragio
un radioso stupore
(G. Bufalino)
—
Questo è il racconto di Pier Luca B.
Grazie 🙂